I disturbi del comportamento alimentare e dell’immagine corporea

I disturbi alimentari hanno origine multifattoriale e coinvolgono specifiche dinamiche intrapsichiche, relazionali e familiari. In adolescenza possono segnalare una difficoltà evolutiva o rivelare una sofferenza psichica più profonda e radicata. L’incidenza di questo tipo di disturbi sugli equilibri emotivi e relazionali della famiglia, rende necessario il coinvolgimento dei genitori nel lavoro terapeutico. Un intervento tempestivo sul significato intrapsichico e relazionale del disturbo alimentare in fase di esordio ne impedisce la cronicizzazione, interrompendo all’origine il circolo vizioso delle dinamiche relazionali patologiche che derivano dal sintomo e insieme lo alimentano. L’equipe per i disturbi del comportamento alimentare e dell’immagine corporea coordinata da Elena Riva, attiva al Minotauro da oltre un decennio, ha sviluppato la riflessione clinica, messo a punto modelli di presa in carico terapeutica, realizzato ricerche e interventi in ambito preventivo.Le riflessioni teorico-cliniche dell’equipe sui disturbi del comportamento alimentare sono raccolte in “Adolescenza e anoressia”, di Elena Riva pubblicato nel 2009 da Cortina.

L’orientamento teorico

I disturbi del comportamento alimentare hanno avuto negli ultimi cinquant’anni una diffusione epidemica, soprattutto nella popolazione femminile e in adolescenza, il che rende incerta la linea di confine fra normalità e patologia specie in adolescenza.

Nella nostra cultura l’attenzione ossessiva al corpo e all’alimentazione non è certo di esclusiva pertinenza di soggetti anoressici e bulimici, sebbene l’intensità autodistruttiva dell’attacco al corpo segnali la differenza fra comportamenti socialmente approvati e manifestazioni psicopatologiche.

Una presa in carico di soggetti in età evolutiva la cui sintomatologia è in fase d’esordio, consente di cogliere i significati simbolici e comunicativi presenti nell’alterazione patologica del comportamento alimentare, prima che l’ossessivo reiterarsi dei sintomi li appiattisca, svuotando la mente di pensieri e di affetti.

Un intervento precoce permette di leggere il significato simbolico che il disturbo assume all’interno del percorso evolutivo e del contesto relazionale in cui si sviluppa, prima che i comportamenti alimentari e le dinamiche relazionali si sclerotizzino in manifestazioni patologiche.

Interventi clinici

Attribuire un significato affettivo al disturbo alimentare all’interno del quadro intrapsichico e relazionale in cui si sviluppa permette di mettere a fuoco il significato della crisi e proporre un progetto terapeutico mirato.

Nel nostro modello d’intervento distinguiamo una prima fase di consultazione, che comprende:

  • colloqui clinici individuali
  • colloqui con i genitori
  • valutazione psicodiagnostica con la somministrazione di test proiettivi
  • analisi della cultura affettiva familiare
  • restituzione del bilancio evolutivo all’adolescente e ai suoi genitori
  • proposta del progetto terapeutico

Al termine della consultazione si concordano le modalità della presa in carico, che può comprendere diversi tipi di intervento tra cui psicoterapie individuali per adolescenti, interventi di sostegno al ruolo genitoriale, e interventi di gruppo (gruppi di padri, gruppi di madre, gruppi “teen”, laboratori psicopedagogici).

Gli interventi di carattere psicologico si affiancano in modo integrato a quelli di carattere medico internistico, nutrizionale ed eventualmente psichiatrico, grazie a una rete di collaborazione con professionisti e istituzioni pubbliche e private.

Attività preventive e di ricerca-intervento

Gli interventi di prevenzione riguardano il rapporto con il cibo, con l’immagine corporea, con l’identità di genere. Possono essere realizzati nell’ambito della scuola media inferiore o superiore, oppure in contesti in cui il rapporto con il corpo e l’alimentazione può rappresentare una risorsa o un fattore di rischio, come accade ad esempio per alcune attività sportive.