Rischio suicidale, tentati suicidi

In tutti i paesi europei, e anche fuori dall’Europa, il suicidio è, insieme agli incidenti stradali, fra le prime cause di morte per i giovani tra i 15-24 anni di età. Si tratta di un fenomeno estremamente preoccupante che, a volte, si verifica in seguito a imprevedibili atti impulsivi, altre volte dopo una lunga serie di progettazioni, di minacce e di tentativi falliti. Intercettare il rischio prima del suo esito fatale è decisivo: tutta la letteratura è concorde nel ritenere che coloro che hanno già messo in atto tentativi suicidali siano soggetti a rischio elevato di recidiva se non viene intrapreso nei loro confronti un trattamento adeguato.

A rendere desiderabile l’idea della morte volontaria sono dolorosi sentimenti di vergogna e la costitutiva fragilità narcisistica di alcuni fra gli adolescenti odierni che faticano molto nell’accettare il confronto fra la grandiosità immaginaria del Sé e la costitutiva inadeguatezza delle loro esperienze quotidiane.

In taluni casi anche gli atti autolesionistici quali la scarnificazione ed il cutting sono da collocarsi in questo contesto di rischio.

Orientamento teorico

Il dispositivo clinico adottato è frutto dell’esperienza descritta nel volume Uccidersi, il tentativo di suicidio in adolescenza a cura di Gustavo Pietropolli Charmet ed Antonio Piotti, edito da Cortina nel 2009. Il gruppo intende dar vita d un’attività di ricerca che affronti le tematiche del rischio suicidale anche in connessione a contesti e vissuti particolarmente critici come quelli connessi ala,crisi economica, ai vissuti di solitudine, ad esperienze drammatiche legate ai contesti di reclusione.

L’attività clinica

Nelle situazioni a rischio è proposta una presa in carico tempestiva e intensiva, finalizzata all’individuazione e alla rimozione degli ostacoli evolutivi insormontabili, che provocano vergogna e istigano l’adolescente a far scomparire il proprio corpo mortificato.

Il ruolo imprescindibile del contesto di crescita, in particolare dei genitori, nell’intenzionalità del gesto suicidale, rende necessario il coinvolgimento di madre e padre nel dispositivo terapeutico e un sostegno al loro ruolo educativo.

Il gruppo di lavoro sui comportamenti a rischio, diretto dal prof. Antonio Piotti, adotta un modello di intervento che prevede la consultazione dei padri e delle madri e una serie di colloqui clinici con l’adolescente in modo da pervenire ad una profonda comprensione delle vicissitudini interne ed esterne che si costituiscono come blocchi evolutivi fino a giungere alla riduzione del rischio ed alla ripresa del percorso evolutivo.