L’efficacia delle comunità di accoglienza

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Riportiamo una sintesi del dossier “L’efficacia delle comunità di accoglienza” pubblicato sulla rivista scientifica Minori & Giustizia realizzato da Marco Castelli, Mauro Di Lorenzo, Alfio Maggiolini e Laura Ricci.

L’inserimento in comunità residenziali è un provvedimento spesso utilizzato, sia in ambito civile sia in ambito penale, dal tribunale per i minorenni. La grande maggioranza dei collocamenti è effettuata nelle comunità socioeducative del privato sociale. Negli ultimi anni, si è assistito, a livello nazionale, ad un costante aumento dell’utilizzo di tale risorsa. Nel 2014 sono stati effettuati 1987 inserimenti in comunità. Poiché l’inserimento in comunità è un provvedimento di grande importanza nella gestione di minori con problemi di comportamento e autori di reato, è utile disporre di dati sull’efficacia di questo tipi di intervento: una perplessità pregiudiziale potrebbe infatti portare a pensare che l’inserimento di minori con problematiche esternalizzanti in contesti residenziali possa aumentare il rischio di problemi comportamentali soprattutto a causa del contagio tra pari. Ricerche empiriche in realtà hanno sottolineato che il trattamento in comunità può portare ad una diminuzione delle problematiche emotive, del livello sintomatologico e dei comportamenti a rischio, oltre ad un miglioramento delle competenze relazionali.

Per contribuire all’analisi di questo fenomeno, il Minotauro ha realizzato in collaborazione con l’Università San Raffaele di Milano e l’Università Milano-Bicocca una ricerca su questi temi, con il supporto del Centro per la Giustizia Minorile della Lombardia, in accordo con il Ministero di Grazia e Giustizia e con l’Asl di Milano. Il campione è costituito da 120 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, principalmente maschi (83%), ugualmente divisi tra italiani (53%) e stranieri (47%), in comunità in media da più di sei mesi.
La ricerca aveva l’obiettivo di rispondere alle seguenti domande: che caratteristiche e che livello di problematicità hanno i minori inseriti nelle comunità socio-educative? Qual è il livello di rischio di questi minori? Come viene percepita la comunità e l’efficacia dell’intervento?
Un primo risultato della ricerca è la conferma della prevalenza di problematiche dei minori inseriti in strutture residenziali: il 60% dei minori che costituiscono il campione della presente ricerca mostra un livello di disagio al di sopra della soglia di attenzione clinica, un dato sovrapponibile a precedenti ricerche svolte sulla popolazione della giustizia minorile, sia in ambito italiano sia in realtà internazionali. Inoltre la maggior parte dei minori percepisce il progetto comunitario come efficace, in sostanziale accordo con gli educatori di riferimento, e in evoluzione positiva, anche se gli educatori hanno una percezione di efficacia della comunità nel 90% dei casi, mentre i minori nel 70% dei casi. Emerge in modo chiaro come il vissuto di benessere e di efficacia sia influenzato dalla percezione di un clima positivo all’interno della comunità.
L’orientamento pratico alla costruzione di un progetto personale, la percezione di supporto e la chiarezza delle regole sono gli elementi più correlati alla percezione di efficacia dei ragazzi. Il fatto che questo vissuto non dipenda in modo particolare dal loro livello di problematicità, comporta la possibilità di impostare progetti di trattamento efficaci anche nei casi più difficili.

Questo articolo presenta una prima sintesi dei risultati che saranno pubblicati in modo più dettagliato in articoli futuri.

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