Riportiamo l’articolo di Matteo Lancini per libreriamo.it in cui riflette sul rapporto con la sessualità degli adolescenti odierni e sui vissuti relativi durante la quarantena.

Il sesso non è un peccato

Gli adolescenti odierni hanno una relazione diversa con il corpo e la sessualità rispetto a quella delle generazioni che hanno attraversato l’adolescenza nei decenni precedenti. Sono cresciuti in una società decisamente meno sessuofobica e gli stessi genitori approvano spesso l’esordio sessuale come parte costituente di una relazione affettiva. Non era così raro, prima del coronavirus, che i genitori ospitassero la giovane coppia nella cameretta del figlio o della figlia, offrendo loro un ambiente notturno sano, al riparo da sguardi indiscreti.

La prima volta non è più come una volta

Anche la prima volta, non ha più il significato di una volta. Esperienza disinvestita simbolicamente, mantiene la sua importanza più che altro come tappa necessaria per poter mettersi alla pari con i coetanei che hanno già raggiunto il traguardo. Se prima costituiva un importante rito di passaggio, che meritava una selezione accurata del partner, oggi rappresenta prevalentemente un’esigenza maturativa nel confronto con le amiche più vicine. Per questo motivo, per la prima volta, può andar bene anche un amico o qualcuno selezionato per l’occasione. Anche ai giovani maschi il tema interessa sempre meno. Il sesso, le impennate e i motorini erano spariti dalle strade, e dall’ordine del giorno dei colloqui con lo psicologo, ben prima del lockdown.

Molti selfie, tanto sexting e poco sesso

Lo sdoganamento del corpo svestito in ogni prima serata televisiva, la “pornografizzazione” della quotidianità, la cultura dell’immagine e della popolarità, oltre a contribuire alla riduzione della componente sessuofobica, hanno celebrato il trionfo del Sé e del corpo estetico a discapito del corpo erotico e desiderante. Il soddisfacimento sessuale ha lasciato progressivamente spazio al bisogno di riconoscimento, di valorizzazione di sé e della propria gradevolezza. Molti selfie, più sexting e meno accoppiamento. La recessione sessuale delle nuove generazioni era già iniziata da tempo.
Durante la reclusione agli adolescenti non sono mancati prevalentemente i baci e le carezze intime ma lo sguardo dei coetanei, il riflettore su di sé che testimoniava la propria presenza nella mente dell’altro, la propria bellezza e amabilità. Le comunicazioni virtuali, alle quali erano più che abituati, hanno continuato a svolgere questa funzione ma ora, dopo quasi due mesi di clausura, non bastano più.

Ritrovarsi e poi riaccoppiarsi

Instagram, Zoom, Houseparty, in assenza delle verifiche quotidiane provenienti dall’incontro con i coetanei a scuola e in ambienti extradomestici, adesso non sono più sufficienti, non riflettono abbastanza, non rassicurano sul vero valore di sé. Alle ragazze e ai ragazzi è mancata soprattutto la vicinanza, il riconoscimento, lo sguardo di ritorno dei coetanei. Questo è il loro desiderio mancato, quello che cercheranno di soddisfare appena potranno incontrarsi nuovamente, il sesso e gli appetiti del corpo verranno dopo. Il distanziamento sessuale ha fatto soffrire molto meno del distanziamento sociale.

FONTE: libreriamo.it