Se con l’adolescenza i figli adottivi iniziano a porsi domande – Vanity Fair

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Riportiamo l’articolo pubblicato su Vanityfair.it a firma di Michele Razzetti sui vissuti degli adolescenti adottivi in questa delicata fase del ciclo di vita, tema trattato nel libro “Adozione: identità in viaggio”, a cura di Cristina Colli e Micol Trezzi.

 

Una parte cospicua della nostra sfera emotiva e psicologica dipende dal legame, attuale o passato, con i nostri genitori. L’etimologia del termine vuole che genitore sia chi che genera, ma sappiamo molto bene che in realtà la questione è assai più complessa. Non è solo il legame di sangue a fare un genitore. Genitore è chi ti cresce, ti ama e ti mostra come affrontare la vita, permettendoti anche di sbagliare, di farti male se necessario, per imparare a risollevarti.

Le riflessioni sul rapporto con i genitori possono assumere un peso specifico notevole in determinati casi.

Uno è senza dubbio quello dei figli adottivi, soprattutto nel corso dell’adolescenza. «Le domande che riguardano ogni adolescenza ruotano inevitabilmente intorno al tema dell’identità» osservano le psicoterapeute Cristina Colli e Micol Trezzi socie dell’Istituto Minotauro di Milano e curatrici di Adozione: identità in viaggio (FrancoAngeli). Ci si chiede insomma chi siamo e cosa vogliamo fare (ed essere) da grandi.

Ma non solo: in questi anni arriva anche il confronto con i genitori. Ci domandiamo «in che cosa siamo simili o differenti da loro, a chi o a cosa sentiamo di appartenere o di far parte; è un compito ineludibile di quest’età. Un processo particolarmente complesso per un adolescente adottivo che deve fare i conti con le proprie origini, integrando se possibile appartenenze affettive molto diverse fra loro». Sì, perché un figlio adottivo vive la situazione piuttosto unica di avere quattro genitori: due biologici e due acquisiti.

Stando ai dati della Commissione per le Adozioni Internazionali, nel 2017 le adozioni internazionali sono state 1438. Se si torna indietro di soli tre anni si nota che c’è stata una diminuzione considerevole: nel 2014 erano 2206. Quelle nazionali, sempre nel 2014, sono state invece circa mille. «La fascia d’età dei bambini più rappresentata è attualmente quella dai 5 ai 9 anni» spiegano le curatrici del libro.

Nella prefazione al libro di Matteo Lancini si legge una verità “scomoda”, che sottolinea quanto l’adozione possa essere complessa e segnata anche da aspetti contraddittori: «l’adozione non è semplicemente un progetto salvifico; non finirà necessariamente bene e non è l’azione dei buoni che sostituiscono i cattivi».

Non si può insomma romanzare la scelta di adottare un figlio; e al tempo stesso non si può assegnare il ruolo di eroi ai genitori adottivi e di antagonisti a quelli biologici. «L’adozione non può, per la sua stessa ricchezza, essere circoscritta come esclusivo progetto di “salvezza” ma va compresa a partire dalla legittimazione di tutte le sue sfaccettature, dei suoi dolori e fatiche, passati e presenti» commentano le curatrici del libro. «Questo solo infatti darà la possibilità agli adolescenti adottivi di entrare nel mondo come orgogliosi portatori di una identità articolata su una molteplice appartenenza».

Nel corso dell’adolescenza, domande e inquietudini possono portare un figlio adottivo a manifestare comportamenti incomprensibili. Ma un figlio adottivo deve fare i conti con traumi spesso intensi; inoltre porta sempre dentro di sé quello dell’allontanamento dall’ambiente originario. Ne possono derivare «sentimenti radicali e profondi, talmente dolorosi da togliere il fiato. Nell’adolescenza i figli adottivi esibiscono, in maniera talvolta spudorata ed egemone, degli aspetti che simbolicamente rimandano alla provenienza etnica e culturale della propria origine» osserva Lancini.

E così non è raro quindi che la relazione con i genitori adottivi entri in crisi. Può risentirne la comunicazione, ma si può arrivare a fenomeni di disconoscimento reciproco. «La fatica di integrare i diversi aspetti di sé, la propria storia in genere frammentata e incerta e, per alcuni, l’esito di vicende particolarmente traumatiche, possono causare disagio psicologico e comportamenti disfunzionali» concludono Colli e Trezzi.

Come gestire questo passaggio complesso? Nella consapevolezza che ogni famiglia è unica, date uno sguardo alla gallery dove trovate alcuni consigli delle curatrici del libro.

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