Una scelta ipocrita, vietiamoli agli adulti – di Matteo Lancini (La Stampa, 16 giugno 2026)

Condividiamo l’articolo di Matteo Lancini pubblicato su La Stampa in data 16 giugno 2026

Una scelta ipocrita, vietiamoli agli adulti
di Matteo Lancini

Anche Keir Starmer ha deciso di seguire le orme di Anthony Albanese, il primo ministro australiano che sta diventando il faro dei governatori del mondo, che invece di interessarsi seriamente al benessere attuale e futuro delle nuove generazioni lanciano slogan sui divieti di utilizzo dei social da parte dei minori di una certa età.

Forse il premier australiano si è ispirato al suo omonimo attore italiano, lo straordinario Antonio Albanese che attraverso il personaggio satirico di Cetto La Qualunque ben rappresenta il politico capace di promettere qualsiasi cosa pur di ottenere consenso popolare e voti agli elettori. Ci sarebbe da ridere , invece a me viene da piangere. Tutti gli analisti seri sanno che si tratta di una legge non applicabile e per questo, probabilmente, a breve verrà approvata anche in Italia da politici di destra e di sinistra che non vanno d’accordo su nulla, se non sulle iniziative volte a limitare qualcosa ai minorenni del nostro Paese. Fare leggi declamando i no che aiutano a crescere è facile, ma bisogna essere in grado di farle rispettare, altrimenti si perde la già poca credibilità che gli adulti conservano. I social andrebbero vietati immediatamente a tutti, e questo si sarebbe facilmente realizzabile, ma non otterrebbe il consenso del popolo votante.

I bambini e gli adolescenti soffrono parecchio poiché gli adulti trascorrono troppo tempo sui social, invece di stare in relazione con loro. Per non parlare della scuola, che impedisce l’utilizzo mattutino di internet e poi, dalle ore 13, è completamente presente in rete: registro elettronico, compiti online, gruppi WhatsApp di classe, che hanno diffuso la pratica del cyberbullismo in Italia, dato che si parla male dei figli degli altri e si prevaricano i genitori non favorevoli all’ingerenza familiare a scuola. Vietare significherebbe cambiare la nostra vita e noi adulti non lo vogliamo fare. Spacciamo internet per tutto quello che ci serve e lo  vorremmo limitare ai nostri figli e studenti perché a loro farebbe male. Si chiama dissociazione o ipocrisia, a voi la scelta.

Oggi i genitori e i politici sono i più grandi spacciatori di internet: pensiamo alla geolocalizzazione dei figli e al fatto che i social e i videogiochi hanno sostituito quelle esperienze fuori dal controllo adulto, proprie di un’epoca in cui ai bambini era concesso di tornare da soli da scuola o discendere in cortile. Bisognerebbe educare le nuove generazioni alla terribile società che abbiamo creato, spiegando loro che oggi la socializzazione è governata dagli algoritmi e dalla fragilità di adulti che non intendono rinunciare a niente. Dovremmo aiutarli ad avere un futuro in una società dove quella che una volta si chiama dipendenza da internet oggi è il modo in cui ogni adulto costruisce il proprio successo personale e professionale. Bisognerebbe aggiungere, non togliere, alle nuove generazioni. Bisognerebbe pensare ai nostri figli e studenti, non a noi stessi e seguire chi cerca facili consensi.