L’epidemia del silenzio delle donne di mezza età
Tra menopausa, carichi di cura e stigma sociale, molte donne sopra i 50 anni vivono un disagio psicologico profondo che spesso resta nascosto, con conseguenze gravi sulla salute mentale.
Di Alessandra Vescio
Secondo un sondaggio condotto dalla British Association for Counselling and Psychotherapy (BACP), associazione di categoria di terapeuti nel
Regno Unito, il 64% delle duemila donne sopra i 50 anni intervistate dall’ente soffre di disturbi di salute mentale: molte però non ne parlano con nessuno. L’87% circa ha detto infatti di tenere le proprie difficoltà nascoste, e di farlo per varie ragioni: tante non vogliono essere percepite come un peso per le altre persone; perché temono che non verrebbero capite; o perché pensano di dover “tenere duro” per le persone care. La conseguenza è che però tante donne finiscono per isolarsi, con un impatto ancora più forte sulla loro salute mentale, che in certi casi può diventare anche molto pericoloso: l’Office for National
Statistics, l’agenzia governativa di statistica britannica, ha rilevato infatti un alto tasso di decessi per suicidio proprio tra le donne tra i 45 e i 54 anni. Per questa ragione, la BACP ha parlato di una “epidemia del silenzio” tra le donne di mezza età, riguardo la loro salute mentale e ciò di cui hanno bisogno per stare bene.
Una delle cause che può portare a sviluppare disturbi di natura psicologica in questa fascia di età può essere la menopausa. I numerosi sintomi fisici, che per molte possono essere anche altamente invalidanti, incidono già sul benessere mentale delle donne: è il caso delle vampate di calore improvvise che possono generare disagio soprattutto se avvengono in pubblico, delle sudorazioni notturne, della difficoltà a dormire o della secchezza vaginale sperimentata da molte donne. Ma anche l’ingresso in menopausa di per sé può essere intenso e provocare ricadute psicologiche: una ricerca condotta nel Regno Unito tra il 2023 e il 2024 ad esempio ha rilevato che molte donne che entrano in menopausa si sentono disperate e senza più nulla da offrire. Spesso infatti si arriva a questa fase impreparate, tra tabù e un forte senso di vergogna, in una società che associa e valorizza la femminilità principalmente in relazione alla sua capacità riproduttiva.
Oggi però spesso non c’è solo il dover fare i conti con i sintomi della menopausa e il suo significato sociale, ma anche doverlo fare nel mezzo di una vita familiare e lavorativa ancora molto piena e intensa. Tante donne in perimenopausa e menopausa infatti hanno figli adolescenti o ventenni di cui occuparsi e genitori anziani di cui prendersi cura, mentre portano avanti la propria carriera, le proprie ambizioni e le proprie relazioni: per questo vengono definite “generazione sandwich”. La psicologa psicoterapeuta e autrice Laura Turuani le definisce “le schiacciate”: nel saggio omonimo pubblicato dalla casa editrice Solterino, infatti, descrive queste donne di mezza età come “nel pieno centro di un crocevia complicatissimo in cui transitano, in una surreale contemporaneità, l’adolescenza dei propri figli, il taciuto e contorto periodo della menopausa e il doloroso accompagnamento nelle vicende dell’invecchiamento dei propri genitori”. A volte possono esserci anche i lutti, le perdite e le separazioni con cui fare i conti, spesso da sole e senza gli strumenti adeguati per affrontarle.
In Le schiacciate, Turuani raccoglie una serie di storie di donne che ha incontrato nel suo percorso da psicoterapeuta. Sono tutte adulte di mezza età affaticate dal peso della cura, del cambiamento, dei dubbi sul presente e sul futuro. Tra loro c’è ad esempio Rossella, il cui corpo nei mesi precedenti ha iniziato a trasformarsi fino a essere per lei ingestibile.
Alle amiche racconta ad esempio di essere “diventata viola durante una riunione di lavoro importante”, finendo per sentirsi in grande imbarazzo; dei vestiti che non riesce più a indossare; del bagno di sudore in cui si sveglia ogni notte. In quelle stesse giornate, la figlia adolescente torna a casa “taciturna e nervosa”, scaricando sulla madre rabbia e insoddisfazione. Poi c’è Nicoletta, che dice di sentirsi “veramente una sfigata” dopo aver passato una vita a essere rimproverata prima dal padre severo e poi dal figlio adolescente, in entrambi i casi uscendone spezzata e affranta. C’è anche Tiziana, che fatica ad accettare l’invecchiamento dei genitori e la loro “fallibilità, il loro essere diventati fragili, bisognosi”, mentre loro stessi non accettano i limiti dell’età: “Non era facile assistere a quel loro limbo sospeso tra la blanda perdita di lucidità e l’ambizione a essere ancora autonomi, snobbando tutti i suoi aiuti e consigli”. Oppure Sabrina, che aveva dedicato “tempo ed energie” al padre durante la sua lunga malattia, “sempre presente ai controlli, di turno per le lunghe nottate dopo gli interventi”; e Livia, che faticosamente doveva
“controbilanciare lo sgarbo della madre”, lucida ma non più autosufficiente, nei confronti della sua caregiver, affinché non l’abbandonasse.
Oltre a cambiamenti strutturali e culturali necessari, che puntino ad esempio a una redistribuzione del lavoro di cura in famiglia e all’abbattimento dello stigma sull’invecchiamento delle donne, tanto secondo la BACP quanto per la dottoressa Turuani nel loro piccolo le donne “schiacciate” possono già fare qualcosa, e cioè chiedere aiuto. Se l’associazione di terapeuti sottolinea gli effetti positivi dell’intraprendere un percorso di psicoterapia, Turuani guarda anche alle relazioni amicali, e in particolare a quelle tra donne, come forma di sostegno positiva.
Secondo l’esperta infatti la “condivisione con le amiche” può essere utile a “contrastare lo schiacciamento”. La rete amicale femminile e un rapporto intimo che può essere elevato a sorellanza, ha scritto infatti l’esperta, potrebbero essere centrali nell’attraversare questa fase della vita complessa e psicologicamente delicata, perché “alimentano il confronto, sviluppano il senso critico, alleviano le fatiche, consentono di mantenere la lucidità e permettono di sentirsi meno perse davanti alle sfide che ci attendono”.

