Condividiamo l’articolo “Caro Salone del Libro… L’attesa della fiera di Torino raccontata dai suoi protagonisti” di Annalena Benini, Matteo Lancini, Michele Luzzatto, libreria Bodoni pubblicato su Repubblica Torino. Riportiamo il testo di Matteo Lancini, curatore della sezione Crescere del Salone Internazionale del Libro di Torino (10 maggio 2026)
Partecipare al Salone Internazionale del Libro di Torino nella veste di curatore di una sezione oltre ad essere un grande onore, regale emozioni particolari. Sentirsi parte di un progetto, contribuire anche se in piccolissima parte all’organizzazione e realizzazione di un evento così importante promuove un’insolita tensione in cui convivono impegno e piacere, responsabilità e soddisfazione. Quest’anno poi il tema guida è davvero coraggioso, quasi disturbante per una società adultocentrica e sempre più orientata all’individualismo e alla radicalizzazione delle proprie posizioni. Esplicitare, marcare già dal titolo l’attenzione alle nuove generazioni e alla loro relazione con il mondo è una presa di posizione significativa. Sempre più spesso politiche e iniziative educative sono sostenute da una tensione apparente nei riguardi della salvaguardia delle nuove generazioni, mentre a me sembra puntino alla ricerca del consenso adulto. L’interlocutore privilegiato di ogni provvedimento è la nostra fragilità, non il benessere attuale e futuro dei nostri figli e studenti. Tutto ciò non accade perché siamo cattivi, anche se forse un poco ipocriti sì. Avviene perché la complessità delle trasformazioni in atto ci spinge a ricercare indicazioni semplici e chiare piuttosto che ad accettare e farci carico della complessità. Finiamo così per identificarci maggiormente con le nostre necessità educative e formative piuttosto che con le esigenze evolutive di bambini, adolescenti e giovani adulti nati e cresciuti in questa società individualista e iperconnessa. Avevamo promesso ai nostri figli e studenti che avrebbero potuto essere più autentici di quanto era stato concesso alle generazioni precedenti, e invece, troppo impegnati a realizzare noi stessi, gli abbiamo impedito di esprimere le emozioni che più ci disturbavano. Il patto originario è stato tradito e il rischio è la diffusione di sfiducia, disincanto e violenza disperata. Non spetta forse anche alla più importante manifestazione di libri del nostro Paese provare a dare nuova credibilità e autenticità a quel patto? Se il mondo sarà salvato dai ragazzini chi salverà i ragazzini dal mondo?

