Condividiamo un estratto dell’articolo di Elisabetta Rosaspina per Sette del Corriere della Sera con l’intervento di Matteo Lancini sui comportamenti e i vissuti degli adolescenti in questi mesi di pandemia.

 

Per Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro, le zuffe premeditate «sono chiaramente pianificate a uso social, per ottenere popolarità. Al Pincio erano tutti pronti a registrarle con il telefonino e i video di quella di Gallarate sono state addirittura montate con un sottofondo di musica rap».

Ma generalizzare i comportamenti sarebbe un errore: «I ragazzi potrebbero avere motivo di creare conflitti, invece nelle circostanze determinate dal Covid si sono comportati bene, più responsabilmente di molti adulti» considera Lancini. «Anche le loro proteste per la chiusura delle scuole sono sostenute dai loro stessi insegnanti. Non esiste una spaccatura tra generazioni.

Questi adolescenti non sono conflittuali, piuttosto si sono adeguati a modelli proposti, già prima, da una società ultra-connessa, narcisistica e competitiva ». E qui stanno alcune contraddizioni: l’Oms inserisce il gaming disorder, la dipendenza da videogiochi, tra i disturbi del comportamento legati alle dipendenze, «ma poi raccomanda chat e video games per mantenere i contatti fra coetanei», prosegue Lancini, che ha recentemente pubblicato (da Utet) una guida per genitori, insegnanti e adulti su Cosa serve ai nostri ragazzi.

«Se non vogliamo che le nuove generazioni passino la vita su internet, la scuola deve tornare subito un luogo di aggregazione. Ho visto crearsi piccole comunità di studio: 3, 4 o 5 ragazzi che si ritrovano tra loro. Pochi, sempre gli stessi, ma presenti».

Si potrebbe porre così un argine all’abbandono scolastico che, stando all’indagine Ipsos per Save the Children, riguarda 34 mila adolescenti.

 

Leggi l’articolo completo su Sette