Condividiamo le conclusioni di Antonio Piotti in seguito al convegno “Quando il silenzio parla. Convegno internazionale sul ritiro sociale in adolescenza” svoltosi il 18 e 19 aprile 2026 a Milano.

Un altro convegno undici anni dopo il primo convegno sul Ritiro sociale del Minotauro del 2015.

Conclusioni di allora (2015)

“Cosa ci aspetta infine?

Una nuova psicoanalisi. I giovani ci insegnano a cambiare i nostri modelli. Non è un problema di flessibilità, di disponibilità oraria o di abbandono del lettino. Quello cui ha alluso Lancini nel suo intervento quando ha affermato che i ragazzi trasformano i modelli psicoanalitici è molto di più. Si tratta di un coinvolgimento diverso con gli adolescenti. Si tratta di seguire i ragazzi nei loro percorsi di guerre virtuali, di essere vicini a loro, farsi psicoanalizzare da loro, portare il transfert fino a lì, fino all’adolescente. Fino a che un intervento riuscito è quello che cambia qualcosa nella mente della terapeuta

Forse anche il rapporto col sapere deve cambiare. Credo scopriremo nuovi modi di fare scuola perché forse mettere trenta ragazzi in un’aula scolastica ove il succedersi delle materie è scandito dal suono di una campanella, non rappresenta più un modello valido per la formazione dei nostri giovani i quali forse vanno guidati verso un apprendimento diverso che consenta di apprendere in ogni momento.

Forse cambieranno anche i modi di amare, ci saranno altri amori. Al di fuori dai generi e dalle consuetudini.

Si tratta, per coloro che si apprestano a diventare adolescenti oggi, di compiti evolutivi nuovi e molto complessi

 

Cosa possiamo dire oggi rispetto ad allora?

Sintetizzo qui alcuni punti:

  1. È cambiato il narcisismo

C’è stata un’evoluzione del narcisismo: fatichiamo a dare un nome preciso a questo processo molti mei colleghi parlano di post narcisismo, io preferisco usare il termine iper narcisismo ma non vorrei soffermarmi sui nomi: la realtà è che, come ci  ha spiegato bene Cirillo, il  nodello narcisista che vedevamo anni addietro quello basto sull’idea del bambino prodigio che andava in adolescenza a sbattere contro una realtà che poneva fine al suo sogno, si è trasformato: ora il sogno non sembra più esserci. Ciò che attacca il vissuto adolescenziale non è la delusione ma la disillusione non è l’infrangersi di una speranza troppo ottimistica ma la disperazione per una mancanza di futuro. E così troviamo il vuoto: Il vuoto e la rabbia. Il lato violento del narcisismo Ci siamo occupati in questo convegno di rabbia rivolta verso il Sé che condanna alla reclusione. Questa stessa rabbia produce l’attacco al corpo il tentativo suicidale. Ma ci accorgiamo sempre più che la differenza fra la rabbia autodiretta e quella rivolta verso l’altro è solo una sfumatura. Ciò che ci rattrista di più quando vediamo i nostri ragazzi soffrire è quando li sentiamo dire che per loro non c’è futuro: che non hanno progetti che non hanno speranze.

  1. Aumenta l’area del ritiro

E ci rattrista anche molto constatare che l’area del ritiro, che è un area dell’abbandono, coinvolga un numero sempre maggiore di soggetti. Le ricerche offrono dati che vanno ancora approfonditi ma compare con chiarezza che affianco ai ritirati primari (quelli che si chiudono in casa senza più vedere nessuno per parecchi mesi) c’è una nuova area di disagio fatta da ragazzi e da ragazze che smettono di avere amici, che frequentano in modo sporadico la scuola che si fanno del male che attaccano il loro corpo. Un’area che è, secondo mote ricerche, a rischio di ritiro e che può comprendere almeno centomila ragazzi ma forse molti di più.

  1. Le ragazze ritirate

In questa area  come ha mostrato Invernizzi spicca la presenza massiccia di ragazze: se eravamo abituati a pensare che il ritiro concernesse soprattutto i maschi, oggi vediamo, in Italia come in Giappone, come in Francia, un netto aumento del ritiro femminile. Un ritiro che presenta i tratti di una forte ansia prestazionale, di un dolore cupo di un abbandono.

  1. Pessimismo sociale e crisi della scuola E naturalmente ci dispiace che spesso sia proprio il mondo adulto, la nostra stessa cultura a disegnare scenari catastrofici che non aiutano. Non è certo questa l’unica ragione del malessere dei ragazzi, ma il fatto che essi sono immersi in narrazioni che prevedono, una dopo l’altra catastrofi ecologiche, guerre totali, pandemia continue, surriscaldamento e crolli di civiltà, non aiuta a credere nel futuro. Così come non aiuta il fatto che un’istituzione come la scuola fatichi così tanto a trovare una trasformazione consona a riportare il sapere e il desiderio di sapere al centro della sua definizione. Ho insegnato filosofia per anni e se c’era una cosa bella era quando mi capitava di accorgermi che il mio amore per il sapere (che è un modo di dire filosofia) veniva condiviso. Chi desidera ha un futuro, ha una speranza, si mette in salvo. Perché adesso a scuola è sempre più difficile introdurre desiderio? Perché quelli che ne soffrono sono gli insegnanti migliori, quelli che vanno in burn out? Perché è così difficile trasmettere speranza?
  2. Il bisogno del materno Se ci accorgiamo sempre di più che la direzione del nostro lavoro va verso un ripresa netta della dimensione del materno, dimensione che abbiamo visto emergere in molti degli interventi che si sono succeduti (penso a Lanzi, ancora a Cirillo a Invernizzi) è perché vediamo sempre di più che questa dimensione capace di incontrare il bisogno, la fame, il corpo, il dolore, l’amore è troppo attaccata da un efficientismo prestazionale freddo e disumano, più disumano perfino dei dispositivi tecnologici.
  3. Tecnologie A proposito dei dispositivi tecnologici, forse questo convegno, come anche quello di dieci anni fa ci dice innanzitutto che non dovremmo averne paura. Non sono, come ha detto Zanella, la panacea di tutti mali, ma non sono neppure strumenti devastanti e pericolosi. Producono effetti nuovi, ci trasformano, annullano pratiche consolidate nel tempo, entrano nella nostra soggettività possono produrre anche danni, pongono, come ho cercato di dire nel mio intervento un problema che riguarda quello del rapporto col Sé corporeo, vanno quindi capiti e gestiti, ma questo è semplicemente ciò che accade alla cultura, alla storia delle trasformazioni tecnologiche fin da quando Prometeo cu ha concesso di utilizzare il fuoco.
  4. La pratica psicoanalitica. Abbiamo visto oggi che le tecniche di approccio, le strategie che si mettono in campo nel lavoro con questi ragazzi, i laboratori, le tecniche artistiche, la videogame therapy, oltrepassano la seduta clinica tradizionale. Significa mettere in crisi l’approccio clinico, quello psicoanalitico? Non direi: significa invece salvarlo, ritrovare al di fuori dai suoi confini il valore più alto, la capacità di riconoscersi nel corpo, nella relazione, nel lasciar parlare l’inconscio. È per favorire questa uscita che Fornari ha fondato il Minotauro, per portare il discorso psicoanalitico dentro nel mondo: è in questa direzione che si è sempre mosso Charmet è li che vogliamo andar anche ore.
  5. Una legge sul ritiro sociale Fornari parlava per questo di psicopolitica, cioè di quanto il pensiero psicanalitico potesse influenzare le decisioni le macro-decisioni del potere. Era forse un’utopia, un desiderio una speranza. Senza avere obiettivi così universali noi oggi abbiamo presentato un progetto di legge, a firma dell’onorevole Daniela Ruffino, cui ho collaborato insieme a Sagliocco e Malfatti qualcosa che potrebbe servire a coordinare gli sforzi che un po’ ovunque in talia si stanno facendo per venire in aiuto a questi ragazzi. È una speranza è un desiderio su cui lavoriamo tutti.

 

Intanto lasciatemi dire che è davvero bello, a distanza di undici anni vedere ancora un teatro pieno come allora, risentire l’impegno, la progettualità, il lavoro, la fatica  ma anche l’entusiasmo di tanti colleghi a partire da quelli che dalla Francia e dal Giappone ci hanno onorato della loro presenza.

Viviamo in tempi difficili, ma come ebbe a dire Hegel nella prefazione alla Fenomenologia, è esattamente in questi frangenti che lo spirito fa sì che si producano i pensieri migliori che si partoriscono i progetti più interessanti: