Condividiamo l’intervista di Federica Mochi a Matteo Lancini per Adnkronos.

Convincerli a votare può sembrare una missione impossibile. Eppure c’è ancora tempo per coinvolgere i Centennials (i nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni ’10 del XXI secolo) nel dibattito pubblico. Dimenticate ‘politichese’, post ‘acchiappa like’ e una campagna elettorale giocata a suon di tweet e dirette Facebook. Oggi la ricetta per conquistarli è offrire loro strumenti e contenuti. Ne è convinta Chiara Saraceno, sociologa, filosofa e accademica italiana. “Per invitarli a partecipare bisogna che il dibattito pubblico sia interessante – spiega Saraceno all’AdnKronos -. I politici devono avere contenuti ma anche strumenti per parlare con loro. In passato si comunicava a generazioni diverse, spesso i giovani seguivano certe tradizioni familiari…poi tutto questo si è un po’ rotto nel ’68. Seppur in modo conflittuale in passato c’era una proposta politica contro un’altra. Quello che succede da diverso tempo è che, non sentendosi considerati interlocutori, i giovani non vanno a votare e come loro sono in tanti a non farlo”.

Spesso estranei al ‘politichese’ e a tatticismi dei partiti, gli under-30 si preoccupano per l’ambiente, sono nativi circolari e non vogliono altro che essere trattati da adulti. “Credo che ci sia uno stereotipo sui giovani che tende molto a infantilizzarli – osserva Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, docente presso la facoltà di Psicologia di Milano-Bicocca – mentre le ultime generazioni di giovani sono cresciute in famiglie che li hanno iper stimolate nell’universo massmediatico e andrebbero responsabilizzate”. Secondo lo psicologo queste generazioni “sicuramente sono influenzate dai social ma il vero tema è la disaffezione politica che negli ultimi anni ha riguardato diverse fasce della popolazione. Se dovessi suggerire ai politici come comportarsi con i giovai, andrei al di là della comunicazione social e punterei sulla loro responsabilizzazione, sul futuro”.

Le nuove generazioni, argomenta Lancini, “sono interessate alla salvaguardia del pianeta, al futuro. Durante la pandemia adolescenti e giovani adulti, quelli che ora voteranno per la prima volta, si sono dimostraste molto responsabili di fronte alle richieste autorità, si sono sacrificate. Spesso i giovani sono trattati come fossero bambini ma bisognerebbe chiamarli a svolgere funzioni di guida e responsabilità”. Anche per Saraceno non basta solo essere onnipresenti ‘online’ per riuscire a comunicare a chi è cresciuto a pane e social. “Oggi la campagna elettorale deve certamente passare per i social network – evidenzia la sociologa – per intercettare” quel tipo di elettorato “ma non basta esserci o fare l’influencer, occorre anche intercettare i bisogni, ascoltare i giovani, che sono un pezzo di società di cui bisogna tener conto perché sono il futuro”.