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Condividiamo l’intervista di Giorgia Venturini a Matteo Lancini per Fanpage.it

“C’è molta disperazione giovanile”. Lo ha spiegato a Fanpage.it Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, nonché presidente della Fondazione Minotauro e autore del libro “Sii te stesso a modo mio – essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta”. Si riflette della violenza nei giovani il giorno dopo che un 18enne ha accoltellato un 15enne all’uscita della scuola a Pieve Emanuele, nel Milanese. E due giorni dopo che una professoressa è stata accoltellata da uno studente di 17 anni. Ma cosa sta succedendo nella scuole e tra di i giovani?

Dottore, perché questi episodi di violenza nelle scuole?

C’è un’evidente disperazione giovanile che diventa molto spesso atto di violenza. Oltre alla aggressioni, pensiamo ai tentativi di suicidio o gli incidenti stradali. Devono preoccupare tutte le forme violenze nelle scuole. Prima di tutto però  ricordiamo che l’Italia non è paragonabile ad alcuni quartieri francesi o anglosassoni, dove la violenza scolastica è sistematica. Ma è in dubbio che, oltre all’aumento del disagio giovanile, anche in Italia i ragazzi a scuola portano tutto loro stessi. La scuola è diventata un luogo dove non si va più solo come studenti ma dove i ragazzi portano anche le parti di sé più affettive: portando tutto sé stessi si porta anche la propria disperazione.

Da cosa è dovuto secondo lei questo disagio giovanile? 

Senza che risulti come una giustificazione perché la legge deve fare il suo corso, credo che ci sia una evidente mancanza di prospettive future in generazioni che a mio avviso incontrano una società adulta che, invece di interrogarsi sui modelli di identificazione che propone e su che tipo di scuola propone, continua a pensare che sia una questione che riguarda una mancanza di capacità di regolamentarsi dei ragazzi – e quindi di leggi più severe – e continuerà a dire che è colpa di internet.

Tremo se qualcuno, dopo questi fatti, dirà che è colpa dei social, di internet o dei siti pornografici. Bisognerebbe interrogarsi, quando ci sono violenze e suicidi, invece su che modelli di identificazione noi adulti proponiamo ai giovani. Invece non lo facciamo, non ci interroghiamo sulla società che abbiamo creato. C’è molta disperazione giovanile e c’è da avere paura, non solo nelle scuole ma anche nelle città.

Secondo lei il modello scolastico funziona o deve essere rivisto? 

La scuola è un luogo dove disperatamente degli insegnanti straordinari cercano di creare un’alternativa di futuro per i ragazzi a un degrado sociale. Dopo la pandemia le istituzioni avevano detto che avrebbero ricostruito la scuola e l’avrebbero messa al centro del Paese. Oggi abbiamo ancora scuole in cui gli investimenti sono minimi, anche nella salute mentale, e dove non si provvede a far capire ai ragazzi che queste sono scuole in cui si costruisce il futuro. Bisognerebbe pensare a un nuovo modello educativo, dobbiamo smettere di dire che i giovani non rispettano gli adulti perché “sono stati educati troppo bene, sono dei cuccioli d’oro”. La verità è che dei giovani non gliene frega a nessuno, oggi servono solo a fare slogan per chi vota.

Ci sono dei dirigenti e professori nelle scuole che fanno miracoli, nonostante sappiano che fuori c’è una società che non si preoccupa dei giovani.

In Lombardia è stato approvato lo psicologo di base, sarebbe necessario avere uno sportello in ogni scuola?

Si parla da tempo in Parlamento anche di uno psicologo scolastico. Bisogna aprire nelle scuole spazi psicologici che non siano però solo rivolti agli studenti ma anche agli adulti, perché bisogna lavorare anche sulla componente adulta. Non si può pensare di aiutare gli studenti senza sostenere anche gli insegnanti o genitori.