Famiglie che ancora accolgono: un convegno su affido e adozioni – articolo dell’evento con Alessandra Marcazzan

Condividiamo l’articolo di Paola Ducci per la GAZZETTA DI MODENA relativo al convegno “Affido. Adozione, vicinanza. È ancora possibile accogliere in famiglia?” a cui ha partecipato Alessandra Marcazzan (articolo del 09/05/26)

Presente e futuro dell’accoglienza familiare nelle sue più diverse forme saranno i temi al centro del convegno “Affi-do. Adozione, vicinanza. è ancora possibile accogliere in famiglia?”, in programma oggi dalle 8.30 alle 16.30 presso la sala Ex-Centrale Aem di via Buon Pastore 43. L’evento siri-volge ad assistenti sociali, psicologi, educatori, operatori dei Centri per le Famiglie, amministratori, associazioni, volontarie cittadini ed è organizzato dal Tavolo di coordinamento provinciale affido. La partecipazione è libera e gratuita fino ad esaurimento po-sti. Tra gli ospiti la psicoterapeuta Alessandra Marcazzan che opera presso il Minotauro di Milano (Istituto di Analisi deiCodici Affettivi) e svolge attività di ricerca, formazione e clinica nell’ambito del disagio infantile ed adolescenziale.
Marcazzan parlerà del tema delle adolescenze come sfida per l’accoglienza. Ha coordinato alcune ricerche-intervento su fenomeni generazionali emergenti nelle culture adolescenziali».
Dottoressa Marcazzan, “Le adolescenze: una sfida anche per le accoglienze” è il titolo del suo intervento, quali sono i punti chiave che tocca nel suo discorso al convegno?
«Il mio intervento parla di “accoglienze” perché il tema del convegno riguarda le tami-glie adottive e affidatarie, ma in realtà l’idea di accoglienza si presta a descrivere una situazione che tutte le famiglie si trovano ad affrontare nella fase della crescita adolescenziale dei figli. C è un momento in cui il proprio figlio o figlia viene percepito dai genitori come “altro”,
‘, quasi estraneo, e questo non è per forza il sintomo di un disagio o di un malfunzionamento del sistema fa-miliare: è il processo fisiologico della crescita che attiva un bisogno di separazione fisica, ma anche e soprattutto psichica necessario per “diventare se stessi” autenticamente, e non in modo compiacente.
Non si tratta di un movimento “contro” i genitori, anzi, è proprio la tenuta dei legami che può permettere ai ragazzi di sperimentare in sicurezza nuove parti di sè, nuove esperienze e relazioni. E’ una situazione che mette alla prova, appunto una sfida sia peri ragazzi che per i genitori. I primi si sentono chiamati a esplorare territori sconosciuti e a volte ri-schiosi, penso soprattutto aifi-gli adottati e in affido che per completare il puzzle della loro identità possono sentire il bisogno di recuperare parti di sè rimaste impigliate in un passato lontano e a volte traumatico… I secondi, devono farsi capaci appunto di “accogliere” l’estraneo in casa propria: le parti aliene, a volte anche fastidiose oppure perturbanti del proprio ex bambino, che chiedono uno spazio protetto, sufficientemente riservato e soprattutto non intruso dalle ansie o dalle aspettative dei geni-tori».
Quali sono le famiglie che oggi accettano la sfida dell’accoglienza?
«Le statistiche ci dicono che da molti anni per vari motivi i numeri delle adozioni sia nazionali che internazionali sono in calo, mentre quelli degli affidi sembrano destinati ad aumentare. Anche le fisionomie dei nuclei famigliari che esprimono il desiderio di accogliere un figlio di altri o di altrove sono costantemente in evoluzione: se in passato era una scelta motivata nella grande maggioranza dei casi dall’impossibilità a generare un figlio proprio, oggi, sia per la diffusione delle pratiche di fecondazione assistita, che per una generale apertura a diverse forme di genitorialità non biologica, lo scenario sta rapidamente cambiando. Questo sollecita molto l’altro “partner” che ha il compito istituzionale di accompagnare e tutelare i minor e le tamiglie in questo pro-cesso, ovvero i “Servizi” , che a loro volta sono spinti ad attrezzarsi per rispondere ad esigenze nuove, diverse e spesso complesse».
E ancora possibile un’alleanza tra famiglie e servizi oggi?
«Dal mio punto di vista, nella mia esperienza professionale, l’alleanza tra famiglie e servizi è sempre e più che mai necessaria, e lo dico da professionista che lavora da moltissimi anni in un Centro di Consultazione Psicoterapia privato E fondamentale per fare fronte alle sfide della complessità, che richiede interventi differenziati, multidisciplinari, capaci di evolvere e calibrarsi nel tempo per accompagnare le mutevoli esigenze delle famiglie e dei minori».