“I ragazzi chiedono ascolto all’Intelligenza Artificiale perché noi non tolleriamo il loro dolore” – Matteo Lancini su IlPiacenza

Condividiamo l’articolo pubblicato su IlPiacenza sulla lectio inaugurale di Matteo Lancini al Festival del Pensare Contemporaneo (24 settembre 2026).
24 Settembre 2026
«I ragazzi chiedono ascolto all’Intelligenza Artificiale perché noi non tolleriamo il loro dolore»
Lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ospite del Festival ha presentato per la prima volta il suo saggio A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni

Nel corso della lectio inaugurale per l’apertura del Festival del Pensare Contemporaneo, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ha presentato per la prima volta il suo saggio A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni. Con uno stile provocatorio e diretto, Lancini ha aperto il suo intervento ironizzando sui giudizi raccolti sui social network: «Ecco il solito woke che vuole distruggere la famiglia tradizionale» e, sul versante opposto, «il classico che vuole che la donna torni a casa a fare la calzetta».

Al di là delle etichette ideologiche, la sua analisi si è concentrata sul senso profondo del legame affettivo e sul «bisogno che abbiamo dell’altro», ricordando che «nessun essere umano nasce davvero autonomo» e che la dipendenza affettiva primaria merita di essere compresa anziché demonizzata.

Dall’abnegazione romantica alla vetrina narcisistica

Ripercorrendo l’evoluzione storica delle relazioni di coppia, Lancini ha tracciato una parabola suddivisa in tre grandi epoche. Nell’epoca romantica tradizionale, la coppia rappresentava il traguardo obbligato della maturazione individuale attraverso le tappe del fidanzamento, della coniugalità e della generatività. In quel contesto sociale, il singolo si sacrificava in funzione del legame: chi veniva lasciato non accusava il partner di incomprensione, ma pensava «di non aver amato abbastanza» e di non essere riuscito a sacrificare parte di sé per l’altro. Grazie all’impulso dei movimenti femministi, quel modello basato sul sacrificio — in particolare femminile — è stato progressivamente messo in discussione, aprendo la strada all’epoca narcisistica.

In questa seconda fase, la relazione si è ribaltata: l’altro è diventato uno strumento al servizio della realizzazione individuale e della propria autoaffermazione. Contestualmente, la sessualità ha perso la sua centralità tabù per cedere il passo alla società dell’immagine e dell’ipervisibilità, riassunta dall’emblematica promessa nuziale dei Ferragnez: «cercherò sempre di farti sentire speciale per farti brillare ogni giorno di più». Oggi, tuttavia, ci troviamo immersi nell’era post-narcisistica, in cui la coppia tradizionale non è più percepita come un traguardo organizzativo della vita, ma come una potenziale minaccia all’autonomia individuale.

La farsa dell’ascolto e il tabù delle emozioni disturbanti

Nel diagnosticare le radici dell’inquietudine giovanile, lo psicoterapeuta ha contestato la narrazione secondo cui i giovani sarebbero stati “troppo viziati” o “troppo ascoltati” dagli adulti. Secondo Lancini, il mondo adulto ha offerto una forma di ascolto solo apparente, vincolata a un patto implicito e soffocante: «Ti ascolterò a patto che tu non rompi mai le palle».

Ai bambini e agli adolescenti è stato concesso di esprimersi, purché non manifestassero mai emozioni negative o dolorose. «La paura, la tristezza e la rabbia sono costitutive dell’essere umano», ha ribadito Lancini, denunciando come la società odierna imponga un modello di prestazione e di gioia obbligatoria che rifiuta il dolore. Gli adulti, incapaci di tollerare le frustrazioni e la sofferenza dei propri figli, hanno fatto venire meno la funzione materna di accoglienza e di marcatura delle emozioni, indispensabile per costruire nei ragazzi la fiducia primaria negli altri e la capacità di vivere l’intimità.

Love bombing, situationship e geolocalizzazione: la difesa dal legame

In un contesto sociale che esalta l’autosufficienza e al tempo stesso nega la legittimità del dolore, la relazione affettiva diventa una terra incognita irta di pericoli. I comportamenti affettivi più diffusi tra le nuove generazioni assumono così il valore di precise strategie di protezione emotiva: Love Bombing: Il timore di un coinvolgimento improvviso genera diffidenza nei ragazzi, che si chiedono «mi stai fregando, sei un love bomber?», diffidando delle manifestazioni d’affetto a causa della paura di non saper modulare il rapporto sul lungo periodo. Ghosting: La scomparsa improvvisa del partner riflette la difficoltà di gestire il confronto autentico e l’incapacità di rimodulare la chiusura di una relazione. Situationship: Vivere “in una situazione” anziché in una relazione ufficiale consente ai giovani di sperimentare la vicinanza mantenendo sempre un «maniglione antipanico dalla relazione», ovvero una via di fuga pronta all’uso. Geolocalizzazione e controllo: Il bisogno diffuso di tracciare la posizione e conoscere le password del partner non è soltanto mero possesso, ma la diretta conseguenza dell’essere stati «geolocalizzati e controllati dalla nascita» dai genitori stessi mediante registri elettronici, smartphone e chat di gruppo. «Se noi li geolocalizziamo è cura, se loro si geolocalizzano è controllo», ha evidenziato Lancini, mostrando la contraddizione del mondo adulto.

L’Intelligenza Artificiale come rifugio e “funzione materna”

Smentendo con forza gli allarmismi sui videogiochi — nei quali «i morti sono zero» rispetto alla violenza reale del mondo — e sui social media usati come capro espiatorio, Lancini ha offerto una lettura inedita del rapporto tra ragazzi e nuove tecnologie. Di fronte ad adulti ansiosi ed evasivi di fronte all’angoscia, i ragazzi si rivolgono sempre più ai chatbot e all’Intelligenza Artificiale perché vi rintracciano una «funzione materna» disincarnata. L’IA diviene così uno strumento relazionale in grado di ascoltarli senza giudicarli e di «aiutare a pensare i propri pensieri» quando mancano figure adulte capaci di sostenere le loro sofferenze più profonde.

Oltre l’autosufficienza: la scommessa dell’amicizia amorosa

Il disincanto dei giovani non investe soltanto la sfera affettiva, ma coinvolge anche le proposte lavorative ed esistenziali degli adulti, portando alla crisi del modello incentrato sul “progetto individuale”. Emblematico è il pensiero di Ginevra, una studentessa di 24 anni citata nel corso della lectio, la quale riflette sul rischio di falsificare il proprio sé all’interno della coppia: «Ci siamo plasmati reciprocamente in nome dei bisogni dell’altro, rischiamo di stare insieme ma non di essere noi stessi». Per superare la paralisi di una società in cui ci si sente sempre più «soli in mezzo agli altri», Lancini invita a riabilitare la dipendenza affettiva come condizione costitutiva dell’essere umano e a prendere atto che la coppia tradizionale non esiste più, cedendo il posto a una forma rinnovata di legame: l’«amicizia amorosa». Si tratta di un progetto creativo basato sulla democrazia affettiva (uguaglianza, parità e rispetto della giusta distanza) e sul coraggio di accettare che la relazione comporta fatica e sofferenza: «Senza dolore non c’è progetto, c’è solo finzione o fuga dalla realtà». La nuova scommessa relazionale consiste nell’accettare l’ambivalenza dei sentimenti, consapevoli che «la coppia non è rosa e fiori ma è a volte ti amo a volte no». In un’epoca segnata dall’isolamento, reimparare a stare insieme condividendo le proprie fragilità rimane l’unica strada autenticamente «salvifica per tutti».