Condividiamo l’intervista di Veronica Rossi a Matteo Lancini per vita.it

Negli ultimi giorni il dibattito politico si è incendiato su un post di Fratelli d’Italia, pubblicato e cancellato qualche ora dopo, in cui anoressia, obesità e disturbi alimentari – assieme a all’autolesionismo e al fenomeno degli hikikomori – venivano derubricati come “devianze giovanili” e inseriti in una lista in cui comparivano anche droga, alcolismo e ludopatia. Riportare all’attenzione dell’opinione pubblica la sofferenza degli adolescenti è fondamentale: il modo in cui se ne parla, tuttavia, lo è altrettanto. Abbiamo chiesto un parere a chi lavora quotidianamente con le fragilità dei giovani, Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta fondatore della Fondazione Minotauro di Milano.

Che cosa pensa del dibattito che si è scatenato sul disagio giovanile dopo il post di FdI?

Io non sono d’accordo con chi dice che questi non siano argomenti da utilizzare in campagna elettorale: penso che si tratti invece di temi importantissimi, che vanno sollevati e affrontati, come testimonia l’aumento di richieste di aiuto verso i servizi pubblici e privati. I giovani, però, dovrebbero essere al centro di un dibattito politico serio. L’impressione generale è che invece vengano utilizzati da più parti per alzare l’audience dei propri follower, che a breve diverranno anche elettori. Temo, tuttavia, che presto la questione sarà accantonata: gli adolescenti non votano e non sono un pubblico interessante a cui rivolgersi per i candidati.

Cos’è esattamente la “devianza”?

Si tratta di un termine con diverse definizioni, che raggruppa tutta una serie di comportamenti che deviano dalle norme e, a prescindere dalla legge, da quelli che sono atteggiamenti adeguati e vengono, quindi, in qualche modo sanzionati.

Che termine potremmo utilizzare, invece, per i comportamenti citati nel post?

Sono fenomeni diversi tra loro, ma forse la parola giusta potrebbe essere “sofferenza evolutiva”. Si tratta di segnali di un disagio giovanile, di un’impossibilità da parte dei ragazzi di vedere un futuro davanti a sé. L’opinione pubblica è più colpita dagli agiti verso l’esterno, come le violenze o le risse in strada, ma la realtà è che nella maggior parte dei casi la manifestazione del dolore avviene attraverso un attacco al proprio corpo.

Quali sono i rischi di un approccio superficiale a questi temi?

Direi che sono i rischi legati ai limiti delle competenze; la nostra società purtroppo ora funziona così, quello che conta è dire la propria, esserci, anche a costo di prevaricare l’altro. Capisco bene come si muovono i politici oggi, devono parlare di tutto, dalla sagra della salamella a tematiche importanti come le politiche giovanili.

Al posto di “devianza”, per i comportamenti citati nel post la parola giusta sarebbe stata “sofferenza evolutiva”: si tratta di segnali di un disagio giovanile, di un’impossibilità da parte dei ragazzi di vedere un futuro davanti a sé

Matteo Lancini

Quali sono state le reazioni delle persone che lei segue e che si sono sentite chiamate in causa da questo post?

In realtà hanno avuto delle reazioni molto equilibrate. Nessuno di loro si scandalizza del fatto che un politico oggi o un influencer domani pubblichi dei contenuti che non hanno nulla a che vedere con quello che loro vivono quotidianamente. Non si scandalizzano perché purtroppo sono scandalizzati già da tempo per il disinteresse che c’è attorno a questi temi; sono abituati all’indifferenza. Detto questo, a chi in questi giorni non si è sentito riconosciuto nella sua sofferenza e ha voluto manifestarlo rendendolo pubblico va tutta la mia comprensione.

Capisco chi in questi giorni non si è sentito riconosciuto nella sua sofferenza e ha voluto manifestarlo, ma tra in realtà tra queste persone quasi nessuno più del fatto che un personaggio pubblico pubblichi contenuti che non hanno nulla a che vedere con quello che loro vivono quotidianamente. Non si scandalizzano perché purtroppo sono scandalizzati già da tempo per il disinteresse che c’è attorno a questi temi; sono abituati all’indifferenza.

Matteo Lancini

I giovani che soffrono, quindi, avrebbero bisogno di essere visti dalla politica.

Assolutamente. C’è bisogno di affrontare seriamente la questione della sofferenza dei nostri ragazzi, di restituirgli una visione del futuro. Dai dati, è evidente che c’è un problema: il suicidio è la seconda causa di morte in età giovanile in Italia. Alcuni dei comportamenti di attacco verso il proprio corpo citati nel post, quando vengono manifestati negli adolescenti, sono segnali che esprimono un disagio e che, se trascurati, possono trasformarsi nel tempo in una psicopatologia. Servono attività di prevenzione primaria e secondaria, con la sensibilizzazione all’interno e all’esterno delle scuole e il potenziamento dei servizi di assistenza.

Da dove proviene, secondo lei, questo aumento nelle espressioni di disagio nei giovani?

C’è un forte disinteresse per il futuro dei ragazzi, come si può vedere anche dal disboscamento, dall’inquinamento e da tutte le problematiche legate ai cambiamenti climatici. A questo si aggiunge anche l’assenza di prospettive lavorative e di un riconoscimento da parte della società. Il vero problema, a mio parere, è una fragilità senza precedenti del mondo degli adulti.

Cioè?

Ci sono un narcisismo e un individualismo talmente diffusi che non permettono di immedesimarsi nei bisogni e nelle necessità dei giovani. La nostra è una società che chiede ai ragazzi di essere iper adattabili e che lancia loro messaggi incoerenti: viviamo in un mondo estremamente competitivo, ci sono squadre di calcio di livello a, b e c persino negli oratori, ma se un bambino si tiene la palla e non la passa al compagno, lo puniamo per il poco spirito di squadra. Ci scandalizziamo per le violenze degli adolescenti, quando persino il dibattito politico sui media è diventato rissa più che discussione. Ho visto delle persone, anche esperti, scrivere sui social network che i giovani non dovrebbero utilizzare i social network; chiediamo di non accedere a internet alle nuove generazioni, quando praticamente tutta la nostra vita è connessa.