Condividiamo l’editoriale di Loredana Cirillo per d Repubblica “L’ora dei forti”.

Dottoressa, non voglio sembrare una “sottona””, mi ha detto l’altro giorno una paziente. “Così quando lui mi ha scritto che non potevamo vederci, ho fatto finta di avere un impegno anch’io. E invece quella sera avevo solo voglia di non essere lasciata sola”.

La negazione dei propri bisogni più autentici e delle proprie debolezze è la base di tante sofferenze e solitudini che incontro ogni giorno fuori e dentro la mia pratica clinica. E il motivo è semplice: viviamo un tempo in cui non c’è spazio per la fragilità. Il bisogno dell’altro e la dipendenza, nonostante appartengano alla nostra natura, vivono nella mente collettiva come dimensioni negative di per sé, retaggi di un’antica modalità di stare nel mondo. Bisogna essere forti e farcela da soli, sempre.

La paura di dipendere dagli altri nasconde il timore di perdersi nell’altro e più sfuggiamo dalle nostre paure, più rischiamo di perderci dentro di loro. Tenerci lontani dalle nostre verità affettive genera un dolore che spesso non possiamo guardare, ma che proprio per questo ci governa come un sovrano dispotico. Anche perché la necessità di costruire legami appartiene ancora alla gamma dei bisogni umani irriducibili, che oggi si trovano stretti nella morsa di un profondo dilemma. Come si coniuga la spinta all’autonomia e all’indipendenza, che sempre più precocemente e tenacemente viene insegnata anche ai bambini, con la necessità di costruire e mantenere le relazioni con gli altri?

Le trasformazioni culturali e sociali hanno messo al bando una concezione dell’amore che contempli sacrificio e rinuncia di parti di sé. L’incontro con l’altro è possibile se ci nutre e sostiene, non se implica rinunce e frustrazioni. La relazione di coppia è una scelta, sempre più libera da costrizioni sociali, non più un punto di arrivo nel percorso esistenziale. L’amicizia lo stesso, perché il narcisismo e la cultura dell’individualismo hanno estremizzato questa concezione dei legami, fino quasi a farci smarrire la dimensione umana. In ognuno di noi abita il bisogno di vicinanza e la dipendenza è parte integrante della relazione affettiva. Sentirsi dipendenti però, rende fragili e questo non sembra più tollerabile. Non di questi tempi. “Eppure quella sera, dottoressa, io avrei avuto proprio bisogno di un abbraccio…”.