Mi lancio nel vuoto

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Riportiamo l’articolo pubblicato su Focus Junior di settembre 2016 in cui Matteo Lancini viene intervistato a proposito del fenomeno dello skydiving e dei significanti sottostanti al cimentarsi in sport e attività estreme.

MI LANCIO NEL VUOTO.

Centouno lanci nel vuoto in 12 ore: è lo strabiliante record del 45enne americano Kevin Burkart che lo scorso 15 giugno ha stabilito un nuovo primato di skydiving (il paracadutismo acrobatico). In pratica per 12 ore filate si è lanciato dall’aereo, ha compiuto le evoluzioni tipiche della specialità e poi ha aperto il paracadute. Una volta a terra ha indossato un altro equipaggiamento ed è decollato di nuovo per 101 volte in tutto: una ogni 8 minuti.

È un pazzo? Un fanatico? O semplicemente un uomo coraggioso che sfida i propri limiti? Insomma che cosa spinge le persone a rischiare la vita e a compiere imprese estreme? “per combattere le paure della vita, per tenerle sotto controllo, si è spinti a misurarsi con i propri limiti” spiega Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della fondazione Minotauro, che da anni aiuta gli adolescenti ad affrontare i problemi legati alla crescita. Del resto, crescere è proprio una sfida continua ai propri limiti per dimostrare a se stessi e agli altri “che ce la possiamo fare, che siamo cresciuti”. Tuttavia, la paura e il coraggio sono diversi nei ragazzi e negli adulti. “nei ragazzi l’idea di cercare, di sperimentare i limiti e imparare a fare cose nuove è un’esigenza evolutiva”, continua Lancini, “quasi una necessità psichica per conoscere la realtà della vita”. Ovviamente però non occorre saltare nel vuoto. Sperimentare i proprio limiti e imparare a controllare la paura può manifestarsi anche salendo sull’ottovolante, cosi come facendo videogiochi paurosi. Oppure, ancora più semplicemente, abbandonando la bicicletta con le rotelle per quella senza: difficile all’inizio, e molto a rischio di cadute, ma anche infinitamente più divertente!

Quando si diventa più grandi la bicicletta non basta più e cos’, alcuni, con una buona dose di follia, vanno alla ricerca di imprese estreme e pericolose. Non importa che si tratti di base jump, di volo con la tuta alare o di parkour, perchè lo scopo è sempre lo stesso: superare i limiti. Pensiamo per esempio al base jumping, l’attività di chi si lancia nel vuoto, con il paracadute, da qualunque cosa sopraelevata: una montagna così come un ponte. Rispetto al classico paracadutismo, il base jumping è infinitamente più pericoloso, perché la distanza da terra è molto breve e basta un piccolo ritardo nell’apertura del paracadute per schiantarsi. Per questo, in molto paesi, il base jumping è vietato ma, non per questo, chi va in cerca dell’estremo getta la spugna: “durante il mio primo lancio in skydiving”, racconta Chris McDougall, un australiano campione del mondo di base jumping, “ho perso conoscenza per 5 secondi, una sensazione fantastica che non sono mai più riuscito ad avere”. La “sensazione fantastica” di Chris è dovuta al fatto che nello skydiving si passa da zero a 200 km/h in un secondo! E il cervello riceve così tanti stimoli in così poco tempo che si può svenire. Vale la pena rischiare di schiantarsi al suolo per…5 secondo di incoscienza? Secondo questi atleti sì!

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