QUANDO L’AMORE UCCIDE – COME E PERCHÈ LA VIOLENZA FEMMINILE PUÒ NASCERE DALLA COPPIA ROMANTICA

Quando, con drammatica ripetitività, la cronaca ci riferisce di un uomo che uccide la sua compagna per poi magari colpire a morte se stesso, ognuno di noi sente che quella violenza è – insieme – tanto distante e tanto vicina. Molti dicono che non può essere amore, che, anzi, l’amore è il contrario della violenza: è il desiderio di proteggere e di abbandonarsi, di corteggiare e di attendere; è la passione in seguito alla quale si vuole – innanzitutto – la felicità dell’altro e, in nome di ciò, si sacrifica ogni cosa. Come può esserci amore in chi uccide? Come è possibile che una forma di amore assoluto come quella della passione romantica possa contenere i germi della violenza? Tutti pensano che le coppie che si uccidono devono aver rinnegato l’amore pervertendolo in una pratica crudele e insensata.
E se non fosse così? E se invece le cause della violenza fossero intimamente connesse con quella forma particolare di amore che prende il nome di romanticismo? Se, al di là dei fiori, delle canzoni struggenti, delle dichiarazioni appassionate, dei sospiri e delle lacrime ci fosse l’imposizione di un legame che prevede la definizione dei ruoli e la sottomissione? Se la pretesa libertà degli amanti romantici non fosse altro che un legame totalizzante, esclusivo e violento?
Seguendo questa ipotesi inconsueta, uno psicoanalista e una regista, un uomo e una donna, hanno scritto questo saggio e questa pièce sull’amore da cui emerge come la violenza non sia altro che il lato osceno dell’amore romantico, ma che essa sia così cruda proprio perché le sue ore sono contate: nuove forme di amore, più libere e più emancipate, sembrano dire che il tempo del romanticismo è scaduto.

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