“Ragazze isolate, la nuova faccia degli hikikomori” – Antonio Piotti su iO Donna

Condividiamo l’articolo di Sabina Pignataro pubblicato su iO Donna con intervista ad Antonio Piotti (12 settembre 2026).

12 Settembre 2026
Ragazze isolate, la nuova faccia degli hikikomori

Fino a qualche anno fa si parlava dei cosiddetti hikikomori, i giovani che scelgono di ritirarsi dal mondo esterno, soprattutto al maschile. Adesso, una ricerca mostra come il ritiro sociale sia un fenomeno soprattutto femminile. E riguarda le adolescenti che si sentono troppo pressate dalle aspettative esterne
di Sabina Pignataro

Andare a scuola, uscire con gli amici, esporsi allo sguardo degli altri: per molti adolescenti il mondo fuori dalla propria stanza è diventato un luogo difficile da attraversare, fonte di ansia, paura e fatica emotiva. «In Italia abbiamo iniziato a osservare il fenomeno del ritiro sociale, conosciuto con il termine giapponese hikikomori, circa 15 anni fa» spiega Antonio Piotti, psicoterapeuta e docente dell’Alta Scuola di formazione del Minotauro, a Milano.
«Per molto tempo lo abbiamo considerato un fenomeno prevalentemente maschile, perché le forme più evidenti e severe riguardavano soprattutto ragazzi chiusi per mesi nella propria stanza. Oggi, però, osserviamo con maggiore attenzione anche il disagio delle ragazze: non tanto perché siano aumentati i casi più estremi, quanto perché le adolescenti mostrano segnali di sofferenza, isolamento e chiusura che in passato spesso faticavamo a riconoscere».
A mettere a fuoco il rischio di ritiro sociale tra le adolescenti sono i dati del progetto Daai (Dialoghi adolescenziali aree interne), promosso dall’Asl di Benevento e realizzato dall’Iprs, Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali, che ha coinvolto quasi mille adolescenti tra i 12 e i 18 anni in cinque regioni italiane. «Quasi 10 ragazze su 100 mostrano segnali di forte rischio di isolamento sociale, contro meno di tre ragazzi su 100» spiega Catia Santonico, ricercatrice di Iprs. «Si tratta soprattutto di ragazze tra i 13 e i 15 anni che iniziano gradualmente a stare meno con gli altri».
A incidere sembrano essere soprattutto le aspettative scolastiche, familiari e sociali: «Si sentono obbligate ad andare bene a scuola, a piacere agli altri e a non deludere genitori, insegnanti o amici. Quando questa pressione diventa troppo pesante, alcune rischiano di isolarsi sempre di più, fino a chiudersi completamente». Eppure, fino a poco prima, all’esterno queste ragazze sembravano stare bene: «Spesso appaiono mature, responsabili, diligenti, brave a scuola», osserva Dafne Guida, presidente della cooperativa Stripes, che nella provincia di Milano segue oltre 80 adolescenti in ritiro sociale attraverso sportelli scolastici e percorsi clinici. «In loro il malessere, prima di trasformarsi in ritiro, passa spesso attraverso il corpo, con autolesionismo, disturbi del sonno e del comportamento alimentare». Sono tentativi di dare forma a una pressione emotiva che spesso faticano a esprimere. Secondo Guida, queste difficoltà emergono spesso in famiglie molto istruite e attente ai risultati e alla riuscita personale, dove il confronto con aspettative considerate troppo alte può diventare difficile da reggere.
Una dinamica che Gustavo Pietropolli Charmet, tra i maggiori esperti italiani di adolescenza, aveva definito nel 2018 «la dittatura dell’ideale sul reale»: sarebbe la paura di fallire, di deludere o di non sentirsi all’altezza a spingere alcuni adolescenti a ritirarsi dal mondo.
L’avanzamento della fascia “grigia”
Un altro elemento di novità è che il ritiro sociale non coincide più soltanto con l’isolamento totale, ma assume sempre più spesso forme sfumate e difficili da riconoscere. «Oggi osserviamo l’emergere di una fascia “grigia”, composta da ragazzi e ragazze che continuano ad andare a scuola ma che lentamente si allontanano dalle relazioni e dal gruppo dei pari» spiega Piotti, che a queste nuove manifestazioni del disagio ha dedicato il saggio Hikikomori post-Covid. Forme e vissuti del ritiro sociale contemporaneo (Mimesis, 2026).
Una tendenza che sembra essersi accentuata dopo la pandemia: secondo una ricerca del 2025 del Cnr-Irpps, «è quasi raddoppiato il numero di adolescenti che, fuori dalla scuola,non vedono più gli amici». Di quanti adolescenti parliamo? Visto il rapido mutare del quadro e l’eterogeneità delle situazioni coinvolte, «non è semplice dare una dimensione precisa al fenomeno» chiarisce Marco Crepaldi, presidente dell’associazione Hikikomori Italia e autore del libro Un figlio hikikomori. Come affrontare il ritiro sociale degli adolescenti (FrancoAngeli, 2026). «C’è chi considera hikikomori solo i ragazzi chiusi in casa per mesi o anni, e chi include anche le forme più graduali di allontanamento dalle relazioni e dalla vita sociale. Non esiste ancora una definizione condivisa e queste esperienze vengono spesso confuse con altre forme di disagio».

Nel 2023 il Cnr-Ifc, insieme a Gruppo Abele Onlus, ha stimato che circa 54mila studenti delle scuole superiori in Italia vivessero una condizione di ritiro sociale. Nel 2024, l’Istituto Superiore di Sanità ha parlato di circa 66mila ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, con segnali di isolamento già durante le scuole medie. Secondo una ricerca di Iprs, oggi i giovani “a forte rischio” sarebbero circa 200mila e tre su quattro sarebbero ragazze.
Sbagliato demonizzare internet
«I casi più gravi sono anche quelli più difficili da aiutare:a un certo punto i ragazzi smettono di uscire» spiega Piotti. «Spesso non chiedono aiuto, perché dentro casa trovano un equilibrio fragile ma sostenibile». Più facili da intercettare e sostenere sono invece gli adolescenti che continuano ad andare a scuola e a mantenere qualche relazione. «Per questo è importante riconoscere subito i segnali di disagio: il ritiro sociale è quasi sempre un processo lento e graduale». Spesso gli strumenti on line vengono utilizzati per entrare in contatto con i ragazzi più isolati. «Demonizzare internet può essere un errore. In alcuni casi, videogiochi, chat e relazioni on line rappresentano uno degli ultimi legami con il mondo esterno» conclude Piotti.

«Giorgia ha iniziato in seconda media a rifiutare la scuola» racconta Adele, la madre. «All’inizio sembrava una fase passeggera: qualche assenza, poi settimane intere. A un certo punto una professoressa ha capito che la situazione era grave, che rischiava di perdere l’anno, e ha iniziato a chiamarla ogni mattina: “Vieni, ti prego, anche solo per un’ora”». Per un periodo ha funzionato. Poi, anche vestirsi o attraversare la porta di casa sono diventati ostacoli insormontabili. «A volte mi sembra di vivere un incubo. Ho chiesto aiuto al pediatra, agli assistenti sociali, alla struttura di Neuropsichiatria infantile, alle cooperative del territorio. Non so più cosa fare».
La politica entra in campo
Il tema del ritiro sociale è entrato nel dibattito politico. Nel luglio del 2025 è stato depositato, come proposta di legge, un testo firmato da Daniela Ruffino che prevederebbe il rafforzamento della rete tra scuola, servizi sanitari e famiglie, la creazione di un Osservatorio nazionale, programmi di formazione e finanziamenti per progetti educativi e psicologici rivolti agli adolescenti a rischio. Lo scorso aprile, il testo è stato presentato alla Camera. L’iter è ancora nelle fasi iniziali.
I servizi a sostegno di adolescenti, genitori e insegnanti
Tra le proposte, attività con gli animali, cura del verde, gruppi di musica, fotografia e scrittura. Negli ultimi anni, accanto alla crescita del fenomeno hikikomori, sono nati percorsi dedicati. Tra le esperienze più strutturate c’è, a Torino, il Progetto Nove e 3⁄4 della Fondazione Gruppo Abele: dal 2020 genitori, insegnanti e adolescenti possono chiedere aiuto al numero 366-8710653 o via mail a novetrequarti@gruppoabele.org.
Sempre a Torino, il Centro Hygge, in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita, propone attività con gli animali e percorsi di cura del verde. A Milano, il Minotauro affianca alla psicoterapia laboratori in piccoli gruppi di fotografia, cinema, musica e scrittura. A Bolzano, il progetto Invisibili di La Strada – Der Weg organizza percorsi di risocializzazione graduale. ITASolidale Ets, attraverso il bando “Energie di Comunità”, ha selezionato otto progetti nazionali che spaziano dalla pet therapy al supporto domiciliare personalizzato. Anche il progetto Re.Stars di Terre des Hommes, assieme ad associazioni come Ama Hikikomori e Hikikomori Italia, offre supporto a genitori e familiari.