Se l’intimità ripresa in video diventa arma di ricatto

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Riportiamo il commento di Matteo Lancini ai recenti fatti di cronaca del Napoletano pubblicato sul Corriere della Sera del 26/07/2016 .

 

La mente di gruppo in adolescenza ha un potere sovraordinato rispetto a quello della mente individuale. Segna il tempo, le mode e le scelte dei singoli in maniera fisiologica, ma talvolta può condurre ad azioni e comportamenti sconsiderati, pericolosi e violenti.

L’unione delle menti dei singoli adolescenti può rinunciare al suo ricco potenziale in nome di un mandato deviante e delinquente che si organizza per ragioni molto complesse da mettere a fuoco, ma che di certo hanno a che fare con una difficoltà nella costruzione dell’identità e nella nascita sociale dell’adolescente. Il gruppo può così non rappresentare più un sostegno evolutivo, uno strumento utilissimo di crescita e confronto tra pari ma diventare regista dell’orrore e del maleficio ai danni degli altri.

Lo stato delle indagini del caso di Pimonte non ci consente di dare definizioni o interpretazioni troppo avanzate su quanto accaduto. Noi adulti possiamo solo riflettere su come il potere della mente del gruppo che si organizza in modo delinquenziale possa essere oggi sostenuto e alimentato dal desiderio di apparire e di spettacolarizzare qualsiasi azione e intenzione delle nostre vite quotidiane. La rete e i mezzi di comunicazione tecnologica sono anche questa volta implicati in una vicenda che ha come protagonisti degli adolescenti e il loro difetto di crescita, il loro malessere che si traduce in un agito terribile, in un’azione odiosa e violenta. Anche l’intimità sessuale può diventare, una volta ripresa, strumento di ricatto, trasformando la condivisione di un momento prezioso e privato, in scena pubblica, atto pornografico.

La mente del gruppo con le sue cattive intenzioni e il desiderio di renderle note a tutti si incontra così con la mente del gruppo universale, internet, in un connubio perfetto. Ai ragazzi manca la giusta educazione agli affetti, all’intimità e alle relazioni, così come all’uso degli strumenti di comunicazione tecnologica che non sono maligni per loro natura, ma possono amplificare la ricaduta delle proprie azioni in modo pervasivo, non controllabile e per questo ancora più dannoso.

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