Condividiamo l’intervista a Matteo Lancini per Libero sui recenti casi di cronaca di suicidio di adolescenti.

“Il suicidio rappresenta una delle cause di morte più diffusa tra i giovani tra i 14 e i 24 anni. È tra i primi posti delle cause di decesso dei giovani”. Lo afferma Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano.

Un dato molto preoccupante. “Una statistica precisa non c’è. Ma i giovani muoiono sempre meno di malattie, diventate più curabili, soprattutto per chi non è in età avanzata. La causa principale di morte per questa fascia di età sono gli incidenti. E poi ci sono le morti per suicidio e quelle dovute ai disturbi alimentari”.

Ma è un dato in crescita negli ultimi anni?

“Sì. I tentativi di suicidio si stanno diffondendo sempre di più. Muoiono più i maschi delle femmine. A spingerli è soprattutto la possibilità di trovarsi davanti a situazioni di fallimento. L’idea di essere inadeguati, inconcludenti, fa sorgere la volontà di sparire. Sono molti i ragazzi che pensano a questo”.

Proprio lunedì a Milano tre minorenni hanno provato a togliersi la vita. Due di loro sono morti.

“Non conosco le storie di questi ragazzi e quindi non posso affermarlo con certezza. Ma mi viene spontaneo associare i loro gesti al fatto che proprio lunedì in Lombardia gli istituti scolastici hanno riaperto. L’idea di dover tornare tra i banchi e affrontare una situazione che li avrebbe messi di fronte a delle incapacità, potrebbe aver contribuito”.

Come mai la scuola può portare a stati d’animo del genere?

“È un luogo in cui ci si confronta con le aspettative di successo. In questo caso si intende il successo scolastico, il doversi confrontare con gli altri e sentirsi inferiori. L’inizio della scuola anziché essere letto come un momento di ripresa viene vissuto come momento di assenza di prospettiva”.

La pandemia ha contribuito a peggiorare il senso di inadeguatezza giovanile?

“Sicuramente il Coronavirus ha esacerbato la situazione. L’assenza di futuro e di prospettive che attanaglia i giovani è diventata più impattante. Ma è la nostra società, ancor prima, la causa di questo fenomeno giovanile”.

In che senso?

“I giovani sono messi sempre di più di fronte a modelli, a un sistema dove si sentono messi alla prova e in discussione. C’è un’attesa e un’aspettativa che può riguardare il proprio corpo e può essere disattesa. C’è la tendenza a vestirsi precocemente da adulti, una maggiore attenzione ai canoni estetici. I social hanno moltiplicato queste aspettative e il senso di inadeguatezza in confronto a un modello che gli sembra impossibile da raggiungere. Di fronte al la prospettiva dell’insuccesso e del “niente”, c’è chi sceglie di togliersi la vita”.