“I giovani non fanno sesso e non costruiscono coppie. Le emozioni non legittimate sfociano in violenza” – Matteo Lancini su Corriere di Bologna
Condividiamo l’articolo di Piero Di Domenico pubblicato su Corriere di Bologna con intervista a Matteo Lancini (28 ottobre 2026).
28 Ottobre 2026
Matteo Lancini: «I giovani non fanno sesso e non costruiscono coppie. Le emozioni non legittimate sfociano in violenza»
Lo psicoterapeuta presidente del Minotauro presenta il suo libro «A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni» all’Oratorio San Filippo Neri di Bologna. «Gli adulti ascoltano i giovani, purché non rompano le scatole. Né la destra né la sinistra fanno politiche giovanili, si parla se spaccano le vetrine ma la società in cui conti se hai il Rolex o sei qualcuno su Internet non l’hanno costruita loro»
di Piero Di Domenico
Nel suo più recente saggio, A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni (Einaudi), il 61enne psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, docente universitario a Milano e presidente della Fondazione Minotauro, indaga sullo stato attuale dell’affettività. Affrontando temi cruciali, dal mistero del controllo digitale tramite geolocalizzazione e password condivise fino alla gestione del dolore e delle emozioni quando un legame si interrompe. Giovedì 29 ottobre alle 17,30 Lancini è ospite del «Festival della Cultura Tecnica» all’Oratorio San Filippo Neri di via Manzoni 5, per parlare del tema «Accompagnare le adolescenze: il ruolo dell’adulto nella promozione del benessere».
Professor Lancini, oltre alle fragilità degli adolescenti andrebbero considerate anche quelle di noi adulti.
«Oggi cresciamo gli adolescenti in una società dissociata, dove gli adulti fanno tutto quello che vogliono, dove c’è una violenza senza precedenti nei nostri comportamenti. Abbiamo disboscato il pianeta, plastificato i mari e invaso la loro mente con il fatto che i loro problemi sarebbero la dipendenza da Internet e quella affettiva».
E invece?
«La dipendenza da Internet oggi non è più misurabile scientificamente, a meno di non dire che ce l’hanno tutti. A partire dal mio ultimo libro, che parla di come oggi i ragazzi non solo non facciano più sesso ma fanno fatica anche a costruire delle coppie, mi interesso alle emozioni non legittimate dagli adulti, che oggi rischiano di diventare, alla luce della cronaca, violenza verso il mondo esterno. Anche se i dati ci direbbero un’altra cosa».
Quale?
«Negli ultimi dieci anni la disperazione giovanile si è espressa maggiormente attraverso l’attacco al proprio corpo, quindi il suicidio, il ritiro sociale, che però non impattano su questa società di adulti. Cosa significa svolgere una funzione adulta davvero autorevole? Oggi i ragazzi non sentono legittimate le loro emozioni basilari e rischiano di trasformarle in violenza, sono disillusi sul futuro. Ma come mai gli adulti, che non hanno mai pensato così tanto a sé stessi, alla propria vita, a passare il tempo sui social, che lasceranno un debito pubblico senza precedenti, vanno in giro a dire che il problema degli adolescenti sono i social e la musica dei trapper?».
Lei è molto critico sulla prevaricazione del mondo adulto nei confronti dei giovani.
«È un fatto drammatico in una nazione che dice di essere stata la patria di Collodi, Rodari, Montessori, don Bosco e don Milani. Quando sento queste cose mi viene da ridere anche se si dovrebbe piangere».
È d’accordo sul fatto che ci sia un deficit di ascolto verso i giovani?
«Gli adolescenti oggi sono ascoltati molto più che in passato, a patto che non rompano le scatole. Dei manifestanti pacifici non avrebbero avuto l’attenzione che si è invece riscontrata in questi giorni. Dei giovani negli ultimi anni non si è interessato nessuno, non solo il governo ma anche il centrosinistra e i progressisti. Se ne occupano solo quando combinano guai o per dire che è colpa dei social. Invece di preoccuparsi della scuola che proponiamo, fatta per gli adulti, e di chi fa scena muta all’orale della maturità, che da quest’anno verrà bocciato, manco fosse un interrogatorio del caso Garlasco. I giovani sono sempre meno e di loro non frega niente a nessuno».
Fin quando non finiscono in cronaca.
«Se non ci fossero stati due ragazzi con la minicar e alcuni che hanno spaccato vetrine, oggi probabilmente non parleremmo dei giovani. Non ne parliamo dal punto di vista umano, affettivo, e non diciamo del fatto che c’è una disumanizzazione dei giovani in una società fragile che cerca un soggetto ancora più fragile da prevaricare. Tutta la politica è d’accordo nel togliere i social ai giovani, senza peraltro sapere come fare perché chi ci ha provato sta già tornando indietro. Bisognerebbe fare qualcosa per loro e invece facciamo tutto per noi. Non è un problema di ascolto, l’importante è che non si dica niente che disturbi il conducente. La disperazione giovanile c’è da dieci anni, già prima del Covid. Ma c’è qualcuno interessato a fare delle politiche giovanili? Non credo».
Lei ha anche rivolto una proposta provocatoria al Parlamento, alla Commissione Cultura.
«Esatto, ho proposto di vietare i social almeno fino a 80 anni e di vietare WhatsApp ai gruppi di genitori che hanno alimentato il cyberbullismo, tornando a una società che sta in relazione. Purtroppo questo non accade e i ragazzi sono i grandi sacrificati di questa società. Si dice che vogliano la scarpa firmata e i Rolex, ma la società in cui questo conta, così come i followers, perché altrimenti non sei nessuno, non l’hanno mica creata loro».

