“Se i ragazzi votano per un’idea ma non i nomi della politica”, Matteo Lancini scrive su La Stampa

Condividiamo l’articolo scritto da Matteo Lancini per La Stampa (27 marzo 2026)

Se i ragazzi votano per un’idea ma non i nomi della politica– di Matteo Lancini

 

I motivi che hanno spinto un numero significativo di tardo adolescenti e giovani adulti a recarsi alle urne e partecipare alla consultazione referendaria sono sicuramente molteplici. Mentre gli analisti elettorali sono impegnati a elencarli e a dare senso a un dato cosi sorprendente, vi è un aspetto che dal nostro osservatorio clinico e universitario ci appare decisivo e che riguarda il funzionamento psichico e relazionale dei giovani odierni.

 

Le nuove generazioni hanno sviluppato una diffidenza particolare nei riguardi degli adulti. Una sfiducia che non si esprime attraverso conflitti e proteste come in passato, ma che si traduce in ritiro, sparizione, assenza difensiva nei riguardi di figure adulte che hanno tradito il patto originario, che gli adulti stessi avevano chiesto a figli e studenti di sottoscrivere. Noi adulti abbiamo promesso loro che li avremmo ascoltati e messi al centro della trama affettiva ed educativa odierna, mentre in realtà ci siamo dedicati enormemente a realizzare noi stessi e a farci i fatti nostri, come testimoniato dall’individualismo diffuso, dall’eccidio di minori in guerre, dal disinteresse per le sorti ambientali e atmosferiche. Abbiamo promesso ai nostri figli e studenti che avrebbero potuto essere più autentici di quanto era stato concesso a noi, alle generazioni precedenti, ma invece abbiamo chiesto loro di essere sé stessi a modo nostro. Non abbiamo concesso ai bambini e ai ragazzi di esprimere le emozioni che più ci disturbavano, che ci avrebbero costretto ad ascoltarli davvero e a rinunciare all’idea che bastassero le buone intenzioni a renderli felici.

 

Così non hanno mai potuto legittimare la tristezza e la paura, per non parlare della rabbia, immediatamente interpretata come violenza infantile e adolescenziale, incapaci come siamo di contenerla come meriterebbe ogni emozione umana. Tra l’altro in una società invasa ogni giorno dalla violenza adulta. La politica, in questo senso, è la monumentalizzazione del patto tradito. Promette provvedimenti scolastici e legislativi a favore delle nuove generazioni, in realtà dannosi nei riguardi delle loro esigenze evolutive, ma capaci di ottenere il consenso popolare degli adulti e degli anziani del nostro Paese.

 

Le ragazze e i ragazzi a noi lo hanno detto esplicitamente, pazienti e studenti universitari. Questa volta abbiamo votato perché per un’idea vale la pena recarsi a un seggio, dire la propria, esprimersi e lottare nei termini previsti dalla legge, mutare la propria opinione silente, marcare un No oppure un Si. Votare persone, adulti che tradiranno il patto è invece inutile, se non dannoso per il proprio benessere psichico e identitario. Anche per questo i giovani hanno partecipato al voto referendario in modo molto più significativo rispetto a quanto avvenuto in occasione delle elezioni politiche e amministrative. Per un’idea si, per eleggere dei rappresentanti adulti no. E chi ha votato per la prima volta in questa consultazione referendaria non è detto che partecipi alla prossima tornata elettorale, come a molti opinionisti e politici piace pensare. Sin da quando sono bambino sento dire che non è vero che tutti i politici sono uguali, che è un modo di pensare che dobbiamo contrastare perché alimenta la sfiducia e scoraggia la partecipazione dei cittadini. Si può dire quello che si vuole, ma negli ultimi anni questa percezione si è diffusa, non solo tra i giovani, e la partecipazione popolare al referendum dovrebbe rappresentare un’occasione per convincere le nuove generazioni del contrario.

 

Forse chi governa dovrebbe ricordarsi che a breve avranno diritto di voto coloro ai quali si vieta quotidianamente l’utilizzo dello smartphone e dell’intelligenza artificiale a scuola, sostenendo che lo si fa per il loro bene, mentre tutti gli adulti utilizzano entrambi ogni giorno, in ogni ruolo e in ogni settore professionale. A coloro che sono all’opposizione, e che tendono ad annettersi la popolazione giovanile che ha prevalentemente votato no, sarebbe utile ricordare che non è un atto di fiducia nei loro riguardi, ma l’espressione di un’opinione personale anche se politicamente significativa.

 

Le opposizioni dovrebbero avere il coraggio di attuare la prima vera riforma scolastica dai tempi di Gentile, non restare immobili pur di non scontentare il popolo adulto votante e alcune sigle sindacali, facendo sì che oggi la più importante istituzione educativa e formativa italiana funzioni ancora secondo le indicazioni del 1923, suggerite dal governo Mussolini. Una studentessa universitaria si è espressa così a lezione, motivando la sua partecipazione al voto: «ho votato con la speranza di avere ancora voce in capitolo e per evitare di essere additata dagli adulti come disinteressata e ignorante». Molti adolescenti e giovani adulti sono pronti a dire la propria. Noi siamo in grado di ascoltarli e combattere per le loro idee e il loro futuro o intendiamo ancora fare delle leggi che boccino chi all’esame di maturità esprime il proprio dissenso nei riguardi di una scuola e di una società a misura di adulti?